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Dalla droga alle “marmotte”: 7 arresti tra Stornara e Orta Nova

DiRedazione

Ott 5, 2026

Sette arresti tra Stornara e Orta Nova. Secondo l’inchiesta dei carabinieri, droga ceduta a credito, minacce e spedizioni punitive. E sullo sfondo la preparazione di ordigni destinati agli assalti ai bancomat.

Prima la droga. Poi il debito. Infine, la violenza. È una sequenza che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe trasformato una rete di spaccio attiva nel territorio dei Cinque Reali Siti, in qualcosa di più articolato e pericoloso. Non soltanto cocaina e hashish, dunque, ma un presunto sistema nel quale i debiti per la droga sarebbero stati riscossi attraverso minacce, aggressioni e spedizioni punitive.

L’operazione dei carabinieri della Compagnia di Cerignola è scattata il 30 settembre e ha portato a sette arresti, con ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone tra i 21 e i 44 anni, domiciliate tra Stornara e Orta Nova. Le accuse, a vario titolo, comprendono detenzione e spaccio di cocaina e hashish, estorsione e tentata estorsione aggravate dall’uso della violenza, oltre alla fabbricazione, detenzione e porto di ordigni esplosivi artigianali, le cosiddette “marmotte”.

L’indagine era partita mesi prima, nel dicembre 2025, da una vicenda apparentemente circoscritta: una richiesta estorsiva ai danni di due fratelli per recuperare il denaro relativo a una partita di droga che sarebbe stata ceduta “a credito”.

Da quella segnalazione, secondo gli investigatori, si sarebbe aperta una finestra su un’attività più ampia, con ramificazioni tra Stornara, Stornarella, Orta Nova e Carapelle. La droga sarebbe stata consegnata senza pagamento immediato a piccoli e medi spacciatori, che avrebbero dovuto saldare il debito dopo aver rivenduto lo stupefacente.

E quando i soldi non arrivavano, ecco che sarebbe cambiato il tono. Le intercettazioni e gli accertamenti investigativi avrebbero documentato minacce, aggressioni e vere e proprie spedizioni punitive. In alcuni casi, secondo la Procura, sarebbero state prospettate mutilazioni, gravi lesioni e perfino forme di segregazione domiciliare. Un metodo di recupero del credito che, nelle parole riferite dagli investigatori, avrebbe coinvolto anche soggetti collocati ai livelli più bassi della stessa filiera dello spaccio. Dal debito al bancomat.  Ma è il secondo filone dell’inchiesta a spostare ulteriormente l’asticella. Gli investigatori contestano infatti ad alcuni degli indagati la disponibilità e la fabbricazione delle cosiddette “marmotte”, ordigni esplosivi artigianali utilizzati negli assalti agli sportelli ATM.

Secondo la ricostruzione investigativa, non si sarebbe trattato soltanto di un’ipotesi astratta. Sarebbero stati effettuati sopralluoghi e predisposti contatti per organizzare colpi anche fuori dalla provincia di Foggia, in particolare ad Acerra, nel Napoletano.

E c’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più concreta. Un trentanovenne di Stornara, destinatario di una delle misure cautelari, è stato raggiunto dal provvedimento nel carcere di San Vittore, a Milano. Era stato fermato nella notte del 29 settembre insieme a un venticinquenne di Orta Nova nei pressi di un bancomat. I due avevano con sé oltre, 11mila euro in contanti, alcune banconote macchiate e una lista di sportelli ATM. In un’abitazione nella loro disponibilità sono stati inoltre rinvenuti diversi strumenti ritenuti dagli investigatori compatibili con la preparazione di un assalto.

La cronaca, a questo punto, smette di essere soltanto una successione di numeri: sette arresti, quattro comuni, mesi di indagini. Diventa il racconto di un possibile meccanismo criminale nel quale la droga genera debito, il debito genera paura e la paura diventa strumento di controllo.

È questa la parte più inquietante della vicenda. Non l’immagine cinematografica del colpo al bancomat. Non le “marmotte”, parola quasi innocua che nasconde invece ordigni esplosivi. Ma l’idea di una filiera nella quale persone diverse avrebbero avuto ruoli diversi: chi procura la droga, chi la vende, chi deve riscuotere, chi minaccia e chi, secondo l’accusa, prepara il colpo successivo.

Tuttavia, si tratta di accuse ancora da verificare nelle successive fasi del procedimento. Gli arrestati sono indagati e vale per tutti la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma l’inchiesta consegna comunque al territorio una fotografia che merita attenzione.

Perché Stornara, Stornarella, Orta Nova e Carapelle non sono soltanto i nomi che compaiono nelle cronache giudiziarie. Sono comunità, famiglie, persone che ogni giorno lavorano, studiano, aprono negozi, riempiono piazze e costruiscono futuro.

E proprio per questo la domanda finale non riguarda soltanto chi è finito in carcere. Riguarda quanto spazio riesca a ritagliarsi la criminalità quando trova terreno fertile, silenzio e paura.

La risposta, questa volta, passerà dalle carte dell’inchiesta e dalle aule di giustizia. Ma anche dalla capacità di una comunità di non abituarsi mai alla violenza.

Salvatore Cuccia

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