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Calabria, 14 detenuti diventano assaggiatori di olio: lavoro e rinascita con “Coltivare Speranze”

DiRedazione

Ago 2, 2026

LAUREANA DI BORRELLO (RC) – Quattordici detenuti hanno conseguito la qualifica di assaggiatori di oli vergini di oliva al termine del percorso formativo promosso nell’ambito del progetto “Coltivare Speranze”, iniziativa che unisce formazione professionale, agricoltura sociale, tutela della biodiversità e reinserimento lavorativo all’interno dell’Istituto a Custodia Attenuata di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria.

L’esame finale, svolto il 31 luglio, ha concluso settimane di lezioni teoriche e pratiche dedicate alla conoscenza dell’olivicoltura e dell’analisi sensoriale degli oli. Un risultato che va oltre il semplice conseguimento di un attestato: sette dei quattordici corsisti hanno infatti ottenuto il titolo definitivo di assaggiatore, una qualifica immediatamente spendibile nel mondo del lavoro.

Dalla formazione al reinserimento sociale

Il corso è stato realizzato grazie alla collaborazione tra la Casa di Reclusione di Laureana di Borrello, l’ARSAC Calabria, l’Ufficio per la Pastorale per la Cura del Creato della Conferenza Episcopale Calabra e Archeoclub d’Italia APS.

L’obiettivo è chiaro: offrire ai detenuti competenze professionali concrete, favorendo percorsi di recupero e inclusione sociale attraverso il lavoro e la conoscenza.

«Abbiamo avuto una buona percentuale di adesione da parte dei detenuti. Tutti coltivano la speranza di cambiare e di costruire un futuro migliore», ha dichiarato Giuseppe Ramondino, Comandante della Polizia Penitenziaria dell’Istituto a Custodia Attenuata.

Il recupero dell’Olivo della Madonna

Ma “Coltivare Speranze” non è soltanto un progetto di formazione professionale. Al centro dell’iniziativa c’è anche il recupero di una cultivar antica e rara: la Olea Europaea varietà Leucocarpa, conosciuta come “Olivo della Madonna”o “Olivo Bianco”.

Si tratta di una varietà caratterizzata da frutti che, durante la maturazione, assumono una particolare colorazione bianca anziché nera. Per secoli il suo olio è stato utilizzato per alimentare le lampade delle chiese grazie alla ridotta emissione di fumo durante la combustione.

«Quando abbiamo iniziato le ricerche si pensava che questa cultivar fosse praticamente scomparsa. Oggi, grazie a un lavoro durato oltre dieci anni, sono stati individuati circa 120 esemplari distribuiti in 80 comuni calabresi», ha spiegato l’archeologa Annamaria Rotella, vicepresidente dell’Archeoclub d’Italia di Vibo Valentia.

Proprio i detenuti coinvolti nel progetto hanno contribuito alla salvaguardia della biodiversità mettendo a dimora nuovi esemplari di Leucocarpa, partecipando attivamente alla conservazione di una varietà che rischiava l’estinzione.

Un modello che parte dalla Calabria

Per Anna Murmura, presidente dell’Archeoclub d’Italia sede di Vibo Valentia, l’esperienza rappresenta un esempio destinato a superare i confini regionali.

«È un modello nazionale ed europeo che parte dalla Calabria. La salvaguardia della varietà Leucocarpa e la sua coltivazione negli istituti penitenziari dimostrano come tutela ambientale, inclusione sociale e formazione possano procedere insieme».

L’idea è quella di sviluppare una vera e propria filiera che coinvolga i detenuti nella coltivazione dell’olivo bianco e nella successiva diffusione delle piante presso luoghi di culto e comunità locali.

ARSAC: “Formazione e dignità attraverso l’agricoltura”

Determinante il ruolo dell’ARSAC Calabria, che ha curato il percorso formativo insieme ai docenti della Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

«Le attività di formazione e informazione in agricoltura rappresentano una delle missioni fondamentali dell’ente. In questo caso sono state rivolte a corsisti molto particolari, contribuendo al recupero della loro dignità attraverso percorsi professionali mirati», ha affermato la direttrice dell’ARSAC, Fulvia Michaela Caligiuri.

Verso un progetto nazionale

L’esperienza calabrese potrebbe presto essere replicata in altre regioni italiane. Ad annunciarlo è stato Rosario Santanastasio, presidente nazionale di Archeoclub d’Italia.

«Crediamo che la cultura, la conoscenza e la formazione siano strumenti fondamentali per restituire speranza alle persone. Per questo siamo pronti a trasformare “Coltivare Speranze” in un progetto nazionale, esportando il modello nato in Calabria anche in altri istituti penitenziari».

Un’iniziativa che dimostra come la tutela del patrimonio agricolo e ambientale possa diventare occasione di crescita personale, formazione professionale e reinserimento sociale, trasformando un simbolo di antiche tradizioni come l’Olivo della Madonna in una concreta opportunità di futuro.

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