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Assalto al bancomat, Cerignola non si arrenda: “Recuperiamo l’habitus della speranza”

DiRedazione

Set 7, 2026

CERIGNOLA – Un altro assalto a un bancomat, l’ennesima ferita inferta a una città che da troppo tempo convive con episodi di criminalità. Ma questa volta, oltre alla cronaca, arriva anche una domanda: Cerignola rischia di abituarsi alla violenza?

A sollevarla è la Presidenza diocesana dell’Azione Cattolica di Cerignola-Ascoli Satriano, intervenuta con un comunicato all’indomani dell’episodio avvenuto nella notte del 3 settembre. Un intervento che parte dalla preoccupazione per il senso di sicurezza dei cittadini, ma prova soprattutto a scuotere le coscienze: il pericolo più grande, infatti, sarebbe quello di considerare la violenza come qualcosa di inevitabile e di smettere persino di indignarsi.

Il tema della legalità torna così al centro del dibattito cittadino, proprio mentre Cerignola celebra la festa in onore di Maria Santissima di Ripalta. Una coincidenza che rende ancora più significativo l’incontro, svoltosi la sera precedente in piazza, con il dottor Rossi, Procuratore di Bari e capo della DDA.

Nel corso dell’appuntamento è stato indicato un percorso possibile per contrastare le logiche dell’illegalità e del racket: ricostruire comunità. Parrocchie, associazioni e Azione Cattolica possono diventare vere e proprie «piazze di legalità», spazi nei quali incontrarsi, educare alla responsabilità, creare relazioni e alimentare partecipazione.

Ma proprio qui emerge una contraddizione che l’Azione Cattolica sceglie di non nascondere. Quella piazza, durante l’incontro con il Procuratore, era poco affollata. Nella vicina piazza Duomo, invece, una manifestazione di danza aveva registrato una partecipazione maggiore. Nulla di sbagliato, naturalmente, nel partecipare a un momento di spettacolo. Ma il confronto suggerisce una riflessione: quanto spazio siamo ancora disposti a dedicare ai temi che riguardano il futuro della nostra comunità?

La domanda arriva netta: «Ci siamo arresi? Abbiamo smarrito l’habitus della speranza?».

L’Azione Cattolica non vuole cedere alla rassegnazione e rilancia, proprio a partire dalle parole ascoltate in piazza, una prospettiva fondata sulla speranza. Una speranza tutt’altro che passiva: significa esserci, prendere parola, abitare gli spazi pubblici, costruire relazioni e prendersi cura del bene comune.

Perché la risposta alla criminalità, sottolinea il documento, non può essere delegata esclusivamente alle forze dell’ordine e alla magistratura. Il loro lavoro quotidiano resta fondamentale, ma una città può liberarsi dall’illegalità anche attraverso le scelte dei suoi cittadini: quando decidono di partecipare, di non voltarsi dall’altra parte, di considerare la legalità una responsabilità condivisa.

Ed è proprio nel cuore della festa patronale che il ragionamento assume un significato più ampio. Tra luminarie, fuochi e momenti di festa, l’Azione Cattolica invita a interrogarsi sul significato stesso della parola «tradizione».

Dal latino tradere: consegnare. Quello che riceviamo dal passato non dovrebbe essere semplicemente conservato e ripetuto, ma rinnovato e trasmesso a chi verrà dopo di noi. Ma la stessa radice richiama anche il verbo «tradire». E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa vogliamo consegnare alle future generazioni?

Una Cerignola più bella, libera e giusta? Una città nella quale i giovani possano considerare la legalità non come un limite, ma come una condizione necessaria per vivere liberamente insieme? Oppure una comunità nella quale paura, silenzi, indifferenza e rassegnazione finiscano per diventare un’eredità?

La scelta, in fondo, non riguarda soltanto le istituzioni. Riguarda ciascuno.

Per questo, mentre la città vive i giorni della sua festa patronale, il messaggio dell’Azione Cattolica è un invito a non lasciare che gli episodi criminali diventino l’ultima parola su Cerignola. «Recuperiamo l’habitus della speranza», è l’appello finale.

Una speranza concreta, fatta di presenza e responsabilità. Perché una città non cambia soltanto quando qualcuno la difende. Cambia quando i suoi cittadini decidono di esserci.

E forse è proprio questa, oggi, la sfida più difficile: non abituarsi al buio e scegliere, ogni giorno, quale Cerignola consegnare a chi verrà dopo di noi.

Salvatore Cuccia

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