Il grido di dolore — e di rabbia — di Roberto Nigro, sindaco di Stornara, valica i confini comunali per frantumarsi direttamente contro i palazzi del potere: Bari, Roma, Bruxelles. Tutti avvisati, tutti formalmente chiamati in causa. Perché qui non si tratta più di semplice amministrazione locale: si tratta di sopravvivenza.
La fotografia del paese è spietata. Stornara, piccolo comune dei Cinque Reali Siti, è imbrigliata nelle maglie strette del dissesto finanziario. Una tagliola contabile che paralizza la spesa corrente e impedisce perfino gli interventi più banali. Il risultato di ciò? Arterie stradali ridotte a colabrodo, trappole a cielo aperto con buche e cedimenti che mettono a rischio automobilisti, pedoni e persino la corsa dei mezzi di soccorso.
Ma a bruciare di più è il paradosso di una comunità capace di inventarsi un futuro e oggi lasciata sola a guardarlo sgretolarsi. Stornara non è una periferia qualunque: è un museo a cielo aperto accreditato a livello internazionale, forte di 154 murales d’autore nati dalla visione dello Stramurales. Un miracolo culturale nato dal basso, sorretto dall’instancabile passione dell’associazione Stornara Life, di Lino Lombardi, che ha saputo portare il nome della Puglia nel mondo.
Oggi anche quel motore è fermo, ingolfato dalla totale assenza di risorse, da infrastrutture turistiche inesistenti — compresa la mancanza di un’area camper attrezzata — e da un silenzio regionale che ha il sapore del disinteresse.
Di fronte a questo muro di gomma, il Primo cittadino ha deciso di alzare la voce e mettere tutto nero su bianco. Una raffica di PEC e comunicati ufficiali inviati a tre indirizzi ben precisi, ossia:
- Alla Regione Puglia: preteso un tavolo tecnico urgente, copertura al 100% dei fondi per la viabilità e risorse certe per salvare lo Stramurales.
- Al Ministero delle Infrastrutture a Roma: richiesta l’attivazione immediata di canali straordinari per la sicurezza stradale.
- Alla Commissione Europea a Bruxelles: un’accusa diretta a vincoli di bilancio blindati che finiscono per soffocare i diritti fondamentali e condannare all’isolamento le aree interne.
La burocrazia paralizza, le istituzioni superiori voltano le spalle, ma la trincea di Stornara resta attiva. Il messaggio lanciato ai cittadini è un ultimatum ai vertici: la resa non è contemplata.
