CERIGNOLA – Da oggi, 1° ottobre 2026, la postazione “Cerignola 2” del 118 non è più operativa. Una decisione che sta alimentando preoccupazioni tra gli operatori sanitari e interrogativi sul futuro della rete dell’emergenza-urgenza nella provincia di Foggia.
Nella giornata di ieri alcuni lavoratori si sono riuniti davanti all’ex ospedale Tommaso Russo per manifestare il proprio dissenso rispetto al ridimensionamento del servizio. Al centro della protesta vi sono sia le possibili conseguenze sull’organizzazione dei soccorsi sia le ricadute sul personale attualmente impiegato nelle postazioni interessate dalla riorganizzazione.
Gli operatori: «Spostati lontano da casa»
Secondo quanto riferito dai lavoratori presenti alla protesta, la soppressione della seconda ambulanza comporterà la ricollocazione del personale in altre sedi della provincia.
«Pensiamo che questa riorganizzazione non porti a licenziamenti. Molti di noi, però, saranno costretti a percorrere decine di chilometri a proprie spese per raggiungere il nuovo posto di lavoro», spiegano alcuni operatori.
Tra le critiche avanzate vi è anche quella relativa al mancato coinvolgimento preventivo delle istituzioni locali.
«Fino al pomeriggio della protesta non avevamo ricevuto alcun sostegno concreto. Solo successivamente alcuni rappresentanti istituzionali sono venuti davanti all’ex ospedale. Adesso speriamo che possano fare qualcosa di più concreto per ripristinare la Cerignola 2».
I numeri della postazione Cerignola 2
I dati del servizio evidenziano come la postazione Cerignola 2 non fosse inattiva. Anzi!
Secondo la documentazione relativa all’attività del 118, la postazione ha effettuato 1.696 interventi nei primi otto mesi del 2026, mentre nel 2025 aveva registrato oltre 2.400 missioni complessive.
Numeri che collocano Cerignola tra le sedi con il maggiore volume di attività dell’intera rete provinciale. Numeri che ora graveranno su un’unica ambulanza allungando i tempi di soccorso.
La riorganizzazione interessa anche altre postazioni nate o potenziate durante l’emergenza pandemica e successivamente mantenute come supporto al sistema territoriale.
Una questione che riguarda tutta la provincia
La discussione va oltre il singolo caso di Cerignola.
La provincia di Foggia presenta infatti caratteristiche particolari: grandi distanze, comuni interni, località costiere e aree turistiche che richiedono una rete capillare di mezzi di soccorso.
Per questo motivo la riorganizzazione del SET 118 sta suscitando attenzione in numerosi centri della Capitanata, dove amministratori, cittadini e operatori attendono di conoscere nel dettaglio gli effetti delle scelte che entreranno in vigore nelle prossime settimane.
Non solo Cerignola: la riorganizzazione interessa diversi comuni della Capitanata
La revisione della rete del SET 118 non riguarda soltanto Cerignola. Dalla documentazione esaminata emergono infatti altre postazioni che sarebbero state attivate o potenziate durante l’emergenza Covid e che oggi risultano al centro delle valutazioni di Regione Puglia e ASL Foggia.
Tra queste figurano Troia, Torremaggiore 2 e Manfredonia 2, oltre alla stessa Cerignola 2.
I dati relativi ai primi otto mesi del 2026 mostrano volumi di attività significativi: 1.733 interventi per Manfredonia 2, 1.696 per Cerignola 2, 1.327 per Torremaggiore 2 e 1.248 per Troia. Numeri che si aggiungono all’attività delle postazioni principali già presenti negli stessi territori.
La situazione, tuttavia, non appare uniforme.
Nel caso di Cerignola, la chiusura della seconda ambulanza lascerebbe operativa la sola postazione principale, che nei primi otto mesi del 2026 ha effettuato 1.784 interventi. Analoga situazione a Torremaggiore, dove resterebbe attiva la postazione storica.
Diverso il contesto di Troia, comune dei Monti Dauni che serve un’area caratterizzata da maggiori distanze dai principali ospedali e da collegamenti più complessi rispetto ai centri del Tavoliere.
A Manfredonia, invece, la seconda postazione sarebbe stata mantenuta, secondo quanto riferito dagli operatori, anche grazie all’interessamento delle istituzioni locali e alla mobilitazione del territorio.
Proprio l’analisi delle caratteristiche geografiche e dei tempi di percorrenza rappresenta uno degli aspetti centrali della discussione. La UIL FP chiede infatti che vengano resi pubblici non soltanto i numeri degli interventi, ma anche i dati relativi ai tempi medi di soccorso, alle distanze dai Pronto Soccorso e all’impatto che la riduzione delle postazioni potrebbe avere sulla capacità di risposta del sistema di emergenza-urgenza.

Il precedente di Manfredonia
Tra gli operatori circola il confronto con quanto avvenuto a Manfredonia, dove una postazione aggiuntiva è stata mantenuta dopo un confronto con le istituzioni e una mobilitazione del territorio.
Per questo motivo i lavoratori di Cerignola chiedono un intervento politico analogo, ritenendo che una città di oltre 55 mila abitanti e punto di riferimento per gran parte del Basso Tavoliere non possa permettersi una riduzione della rete di emergenza.
La UIL FP chiede un confronto urgente
Sulla vicenda è intervenuta anche la UIL FPL di Foggia che ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo di confronto con Regione Puglia, ASL Foggia e Sanitaservice.
Nel documento diffuso dal sindacato si sottolinea come le ipotesi di sospensione di alcune postazioni non possano essere considerate una semplice scelta organizzativa.
La UIL evidenzia la necessità di garantire:
- continuità occupazionale
- tutela delle sedi di assegnazione
- salvaguardia delle condizioni di lavoro
- mantenimento di una rete di emergenza adeguata alle esigenze del territorio.
Il sindacato chiede inoltre la pubblicazione dei dati utilizzati per valutare la riorganizzazione, tra cui:
- numero di interventi
- tempi medi di risposta
- distanze dai pronto soccorso
- copertura territoriale
- impatto sui tempi di soccorso.
