Ci sono serate che non si limitano a riempire una sala, ma riescono a stimolare le coscienze, lasciando più domande che risposte. È quanto accaduto a Stornara lo scorso 23 luglio, durante l’incontro ‘Chiamati a solcare le rotte della speranza’. Promosso dall’Amministrazione comunale e dall’associazione ‘Torniamo Umani’, l’evento ha portato l’attenzione sul tema dell’immigrazione, affrontato non solo come questione politica ma anzitutto umana.
Il percorso si è aperto con la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Rocco, per poi proseguire con la proiezione di alcuni cortometraggi e un confronto con i missionari comboniani, testimoni quotidiani delle periferie del mondo. Sullo sfondo, una convinzione chiara: prima ancora di parlare di migranti, occorre parlare di persone.
Durante i saluti istituzionali è emersa l’immagine di una Stornara che sceglie di superare la retorica dell’assistenzialismo. L’assessora alla Cultura, Adriana Russo, ha raccontato un episodio avvenuto poche ore prima dell’evento: un bambino di nazionalità rumena è stato tratto in salvo grazie al tempestivo intervento di una giovane del posto. Un gesto che, come sottolineato dall’assessora, ha azzerato ogni distinzione di appartenenza, ricordando come la solidarietà non abbia nazionalità.
Il primo cittadino, Roberto Nigro, ha invece richiamato il valore della presenza dei migranti nel tessuto sociale ed economico del territorio, ricordando l’impegno profuso per contrastare il caporalato e gli insediamenti abusivi. Nel cuore del suo intervento, il sindaco ha invitato a guardare oltre i confini: “Siamo cittadini del mondo”, ha ribadito, evidenziando come nessuno lasci la propria terra per capriccio, ma per cercare una speranza di vita. In linea con questo messaggio, il presidente dell’Aps ‘Torniamo Umani’, Don Vito D’Aniello, ha ribadito l’urgenza di ritrovare il senso di un’umanità condivisa.
Il confronto con i missionari comboniani ha poi approfondito la complessa realtà delle migrazioni. Padre Filippo Icardi Ganapini si è soffermato sui “muri invisibili”: la burocrazia, l’assenza di documenti, i pregiudizi e le paure che rendono ancora più vulnerabili persone già segnate da guerre e persecuzioni. Il religioso ha ricordato come oggi non siano soltanto i migranti ad aver bisogno di accoglienza, ma la società stessa ad aver bisogno di loro per riscoprire i propri valori.
Ad arricchire il dibattito è stata la testimonianza di Khadija, che ha condiviso con i presenti il racconto della propria esperienza diretta, ricordando che dietro ogni numero e ogni statistica ci sono volti, famiglie e progetti di vita.
Successivamente, Padre Antonio Guarino ha analizzato gli stereotipi legati a realtà complesse come Castel Volturno: al di là della cronaca nera, esistono storie di integrazione, studio e riscatto lavorativo che spesso non trovano spazio sui media. La conoscenza resta il principale strumento contro il pregiudizio, poiché non si può comprendere ciò che non si conosce.
Infine, Padre Daniele Moschetti ha allargato lo sguardo sulle cause globali delle migrazioni, legandole ai cambiamenti climatici, ai conflitti dimenticati e alle disuguaglianze economiche. Da qui l’invito a sviluppare una maggiore responsabilità individuale, informandosi e superando le etichette per costruire ponti contro la cultura dell’indifferenza.
L’incontro di Stornara ha scelto la via dell’ascolto e della complessità. In un dibattito pubblico spesso polarizzato, l’iniziativa ha riposto al centro la dignità della persona, ricordando che le “rotte della speranza” non attraversano soltanto il Mediterraneo, ma interpellano quotidianamente le scelte e la coscienza di ciascuno.
«Oggi non sono soltanto i migranti ad aver bisogno di accoglienza, ma la società stessa ad aver bisogno di loro per riscoprire i propri valori».
