Ci sono luoghi che finiscono sulle cartoline e altri che rischiano di sparire dalle mappe. Non perché manchino di bellezza, storia o identità, ma perché troppo spesso restano intrappolati in una terra di mezzo amministrativa e politica che li rende invisibili.
Stornara, nel cuore del Basso Tavoliere, sembra appartenere proprio a questa categoria. Non è un borgo montano dei Monti Dauni, non è una rinomata località costiera. Eppure, combatte ogni giorno le stesse battaglie che attraversano gran parte dell’Italia meridionale: lo spopolamento, la fuga dei giovani, la ricerca di opportunità e di prospettive per il futuro.
È da questa consapevolezza che nasce l’intervento del sindaco Roberto Nigro, che ha scelto di rompere il silenzio dopo l’annuncio di nuovi investimenti regionali destinati alla valorizzazione delle aree interne e dei borghi pugliesi.
“Leggo con attenzione i proclami sui 20 milioni, 80 milioni per la valorizzazione delle aree interne e dei borghi della nostra Puglia. Sentiamo parlare di strategie nazionali, di contrasto allo spopolamento, di investimenti. Bellissime parole. Ma la realtà che viviamo qui, nel Basso Tavoliere, è ben diversa”, afferma il primo cittadino.
Parole che fotografano una sensazione diffusa in molte comunità dell’entroterra: quella di assistere da spettatori a grandi piani di sviluppo dai quali si continua a restare esclusi. Secondo Nigro, infatti, il problema nasce proprio dalle classificazioni burocratiche che regolano l’accesso ai finanziamenti.
“Ancora una volta, comuni come Stornara e quelli del nostro comprensorio vengono fatti fuori. Esclusi. Tagliati fuori da queste grandi manovre perché, secondo la burocrazia, non siamo area interna e non siamo area marittima”.
Una frase che racchiude il paradosso di un territorio che non trova collocazione nelle categorie previste dai programmi di sviluppo. Da una parte i Monti Dauni, destinatari di importanti interventi per contrastare il declino demografico. Dall’altra le città e i centri costieri che continuano a beneficiare di risorse legate al turismo e all’economia del mare. Nel mezzo, il Tavoliere.
“Finisce sempre così: da un lato si finanziano giustamente i meravigliosi Monti Dauni, dall’altro la Regione elargisce continuamente fondi alle località costiere e marittime. E noi? Noi che siamo nel mezzo? Noi restiamo a guardare”.
Eppure, Stornara non è rimasta immobile ad aspettare. Negli ultimi anni il paese ha saputo reinventare la propria immagine attraverso un progetto culturale che oggi rappresenta una delle esperienze più originali della Capitanata. Le pareti delle abitazioni sono diventate tele monumentali, trasformando il centro abitato in un museo a cielo aperto che richiama artisti, appassionati e visitatori da ogni parte d’Italia. Un patrimonio nato dalla visione, dalla partecipazione e dalla volontà di costruire una nuova identità collettiva.
“Stornara ha saputo inventarsi un futuro. Siamo il paese dei Murales, un museo a cielo aperto che ogni anno attrae visitatori e turisti da tutta Italia. Abbiamo creato un’attrazione turistica e culturale dal nulla, con il lavoro e il sacrificio”.
Ma la cultura, da sola, non può sostenere il peso dello sviluppo. Dietro i colori che raccontano storie, sogni e speranze, resta la necessità di garantire servizi, infrastrutture e condizioni di vita adeguate. Perché l’arte può accendere una luce, ma servono politiche pubbliche per evitare che quella luce si spenga.
“Per accogliere i turisti, per dare dignità ai nostri cittadini, abbiamo bisogno di infrastrutture, di strade sicure, di decoro urbano e di servizi efficienti”.
È qui che il discorso si allarga e assume una dimensione che supera i confini di Stornara. La questione riguarda il modello di sviluppo della Puglia e la capacità delle istituzioni di guardare oltre le definizioni amministrative. Lo spopolamento non colpisce soltanto i borghi montani. Anche nelle pianure del Tavoliere i giovani continuano a partire, spesso con una valigia piena di aspettative e la consapevolezza di dover cercare altrove ciò che la propria terra non riesce ancora a offrire.
“Anche a Stornara combattiamo la nostra battaglia contro lo spopolamento. Anche da noi i giovani, non trovando lavoro, sono costretti a partire per il Nord. Il declino demografico e la mancanza di opportunità non sono un’esclusiva di nessuno: colpiscono anche noi”.
Per questo l’appello rivolto dal sindaco alle istituzioni regionali assume il valore di una sfida civile.
Nigro invita il presidente della Regione, i consiglieri regionali e gli assessori della Capitanata a visitare il territorio, a osservare non soltanto la straordinaria galleria d’arte urbana che rende unico il paese, ma anche le criticità che attendono risposte. Perché dietro ogni murale c’è una comunità che resiste.
Dietro ogni opera c’è la volontà di non arrendersi all’abbandono. E dietro quella richiesta di attenzione risuona una convinzione che va oltre ogni appartenenza politica:
“Non esistono territori di serie A e territori di serie B. Una Puglia forte non si costruisce dimenticando il cuore agricolo e culturale del Tavoliere”.
È forse questa la lezione più importante che arriva da Stornara. Un paese che ha scelto la cultura come strumento di rinascita e che oggi chiede di non essere lasciato solo. Perché il futuro di una regione si misura anche dalla capacità di ascoltare le voci che arrivano dalle sue periferie. E quelle voci, nel cuore del Tavoliere, chiedono semplicemente di essere viste.
