Una nuova responsabilità per i Cinque Reali Siti. Il 12 agosto 2026 è stato eletto il nuovo presidente dell’Unione dei Comuni per il triennio 2026-2029. Al centro del mandato una ricognizione dell’Ente, il rafforzamento dei servizi associati e una sfida più ampia: trasformare la collaborazione tra cinque comunità in una vera strategia territoriale.
Ci sono territori che, con il tempo, imparano che stare insieme non significa smettere di essere diversi. Significa, piuttosto, mettere identità, competenze e ambizioni dentro una trama comune. È questa la prospettiva che si apre oggi davanti ai Cinque Reali Siti, con l’elezione del nuovo presidente dell’Unione dei Comuni. L’elezione, avvenuta il 12 agosto 2026 ai sensi dell’articolo 18 dello Statuto, si fonda sul documento programmatico “Una visione comune per il futuro”, presentato e acquisito agli atti. Si apre così il nuovo triennio 2026-2029 di un organismo nato il 10 dicembre 2008 con l’obiettivo di favorire la collaborazione tra le comunità e la gestione associata di funzioni e servizi.
Il nuovo presidente, il primo cittadino di Orta Nova Domenico De Vito, ha rivolto un ringraziamento alla presidente uscente, Adalgisa La Torre, sindaca di Ordona, per il lavoro svolto e l’impegno dedicato all’Unione, estendendo il riconoscimento ai sindaci e ai consiglieri che hanno condiviso il percorso istituzionale e accordato la propria fiducia. Ma il passaggio di consegne guarda soprattutto al futuro. Il primo obiettivo, per De Vito, sarà una ricognizione dell’attuale assetto organizzativo, regolamentare e funzionale dell’Ente, accompagnata da una verifica della situazione economico-finanziaria. Nei prossimi giorni il presidente si confronterà con tecnici e professionisti che operano per conto dell’Unione, per conoscere nel dettaglio attività, risorse e possibili criticità.
Una scelta concreta: fotografare l’esistente prima di costruire il programma di lavoro. Da questa analisi potrebbe partire il rafforzamento delle funzioni e dei servizi da gestire in forma associata, laddove ritenuto utile. Tra gli ambiti indicati figurano tributi locali, Polizia Locale, servizi sociali e programmazione territoriale. L’obiettivo non è soltanto rendere più efficiente l’organizzazione, ma dare all’Unione un ruolo maggiormente riconoscibile nella vita delle comunità. Il vero tema, però, va oltre l’organizzazione amministrativa. I Cinque Reali Siti sono un territorio composto da comunità diverse, ciascuna con la propria storia, cultura e identità. Metterle in rete non significa cancellarne le peculiarità, ma trasformarle in una risorsa comune.
È qui che l’Unione può assumere una dimensione politica e culturale più ampia: diventare il luogo nel quale le singole identità trovano una sintesi senza perdere la propria specificità.
Una rete, insomma, non è una somma. È un moltiplicatore. Un’Unione più strutturata potrebbe inoltre rafforzare la capacità dei Comuni di dialogare con Provincia, Regione, Stato e istituzioni europee, aumentando la forza della programmazione condivisa, della rappresentanza e della possibilità di intercettare opportunità e finanziamenti. Inoltre, c’è un’altra sfida, meno tecnica ma altrettanto importante: comunicare meglio l’Unione ai cittadini.
Un ente può possedere competenze e potenzialità significative, ma se queste restano invisibili rischia di essere percepito come una struttura distante. Rendere comprensibili funzioni, servizi e opportunità significa quindi rafforzare anche il rapporto tra istituzioni e comunità.
La vera prova del prossimo triennio sarà tuttavia una sola: passare dalle intenzioni ai risultati.
Le Unioni di Comuni possono essere strumenti efficaci oppure rimanere organismi formalmente esistenti ma poco incisivi. La differenza la fanno le funzioni realmente esercitate, la collaborazione tra amministrazioni, la capacità progettuale e la possibilità di produrre effetti concreti nella vita quotidiana delle persone.
Il nuovo presidente ha parlato di responsabilità, ascolto, condivisione e collaborazione, mettendo a disposizione dell’Unione impegno e competenze.
La sfida sarà riuscire a costruire un linguaggio comune senza smarrire ciò che rende ogni Comune riconoscibile. Perché il futuro dei Cinque Reali Siti non deve necessariamente essere quello di cinque territori che diventano uguali, ma quello di cinque identità capaci di riconoscersi dentro una stessa visione.
Il patrimonio ricevuto dal passato è fatto di luoghi, memoria e appartenenza. Quello da costruire, invece, dovrà essere fatto di idee, capacità e ambizioni condivise.
E forse è proprio questa la responsabilità più grande del nuovo triennio: lasciare alle generazioni future non soltanto cinque comunità vicine, ma un territorio che abbia imparato a pensarsi insieme.
