Ci sono serate che lasciano una traccia silenziosa, destinata a durare ben oltre il tempo di un incontro. Serate nelle quali la fede non resta confinata alle parole della liturgia, ma si trasforma in sguardi, mani tese, volti che si riconoscono parte della stessa storia. È quanto accaduto giovedì 11 giugno, alle ore 19, nella chiesa di Borgo Libertà, dove la comunità si è ritrovata attorno all’altare per una celebrazione che ha saputo intrecciare spiritualità, accoglienza e dialogo tra i popoli.
A presiedere la Santa Messa è stato il vescovo monsignor Fabio Ciollaro, accolto da una partecipazione calorosa e composta. Con lui hanno concelebrato padre Antonio Guarino, don Claudio Barboni e don Luciano, parroco della comunità ospitante. Accanto ai ministri della Chiesa erano presenti i volontari del Centro Bakhita, il presidente dell’associazione “Torniamo Umani” Don Vito D’Aniello e numerosi cittadini ghanesi che vivono e condividono il cammino della comunità locale.
L’assemblea ha assunto fin dall’inizio il volto di una piccola umanità raccolta attorno a valori universali: il rispetto, la dignità della persona, la solidarietà. Una comunità capace di riconoscersi nelle differenze, trasformandole in occasione di crescita reciproca.
Tra i presenti anche alcuni rappresentanti istituzionali del Comune di Stornara, ovvero l’assessore alla Cultura Adriana Russo, la cui partecipazione ha sottolineato il valore civile e culturale dell’iniziativa. Perché eventi come questo non appartengono soltanto alla dimensione religiosa, ma parlano al cuore della società contemporanea, sempre più chiamata a confrontarsi con le sfide dell’inclusione e della convivenza.
Nel corso della celebrazione, la chiesa di Borgo Libertà è diventata simbolicamente uno spazio aperto sul mondo. Le diverse provenienze, le storie personali, le esperienze di vita hanno trovato un punto di incontro nella preghiera e nell’ascolto reciproco. Un messaggio semplice e al tempo stesso potente: nessuna cultura è un confine quando si sceglie di riconoscere nell’altro un fratello.
Al termine della Messa, la comunità si è raccolta in un momento di agape fraterna. Attorno alla tavola condivisa, le parole hanno lasciato spazio ai gesti, ai sorrisi, alle conversazioni spontanee. È lì che l’incontro ha trovato il suo compimento più autentico: nella semplicità dello stare insieme, senza etichette né distanze.
In un tempo spesso attraversato da paure, chiusure e individualismi, la serata di Borgo Libertà ha raccontato una storia diversa. Una storia fatta di prossimità, ascolto e speranza. Una storia che ricorda come l’accoglienza non sia un concetto astratto, ma un esercizio quotidiano di umanità.
E forse è proprio questa la lezione più preziosa emersa dalla serata: che le comunità non si costruiscono soltanto condividendo uno spazio, ma scegliendo ogni giorno di condividere un destino. In quel piccolo angolo di territorio, tra le navate di una chiesa e il calore di una tavola comune, la fraternità ha trovato ancora una volta il suo volto più vero.
