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A Cerignola Ivan Loriso, la forza di ricominciare

DiRedazione

Giu 16, 2026

Ci sono storie che nascono da una caduta e finiscono per diventare un ponte verso gli altri. Storie che parlano di dolore, ma che non restano imprigionate nella sofferenza. Storie che riescono a trasformare una ferita in una possibilità. Quella di Ivan Loriso è una di queste.

Alla Mondadori Point di Cerignola, venerdì 12 giugno 2026, la presentazione del suo libro La mia forza e la mia debolezza si è trasformata in qualcosa di più di un appuntamento culturale. È stata una conversazione sincera tra un uomo e il suo pubblico, un racconto senza filtri in cui la malattia, la fede, la paura e la rinascita si sono intrecciate in un’unica narrazione profondamente umana.

Ad accompagnare l’autore è stata Adriana Russo, assessore alla Cultura del Comune di Stornara e socia dell’associazione Torniamo Umani APS, che ha ricordato il primo incontro con Loriso durante una manifestazione del Maggio dei Libri. Da allora è nato un legame che ha portato l’autore a condividere il percorso dell’associazione, entrando a far parte di una comunità che fa dell’inclusione e della solidarietà i propri valori fondanti.

Ma al centro della serata c’era soprattutto lui, Ivan. Non lo scrittore, non il relatore, ma l’uomo.

Con una semplicità disarmante ha raccontato il prima e il dopo. Prima della malattia e dopo la malattia. Prima di quei lunghi mesi trascorsi tra ospedali, terapie e riabilitazione. Dopo quella prova che ha cambiato il suo rapporto con il tempo, con le priorità e con la vita stessa.

«Non ero una persona migliore o peggiore – ha spiegato -. Sono cambiate le priorità».

Parole che pesano più di tante analisi. Perché arrivano da chi ha attraversato l’incertezza e ne porta ancora i segni. Da chi ha conosciuto la fragilità non come concetto astratto, ma come esperienza quotidiana.

Da sempre vicino al mondo della disabilità attraverso il volontariato, Loriso ha scoperto una nuova consapevolezza quando quella realtà è diventata la sua realtà. Da allora ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Anzi, di trasformare la propria esperienza in una testimonianza pubblica, capace di dare voce a chi spesso resta ai margini.

Nel suo racconto trovano spazio anche la fede e il legame con Padre Pio, figura che continua ad accompagnarlo nel percorso di cura e riabilitazione. Non come una risposta definitiva alle domande della sofferenza, ma come una presenza costante nei momenti più difficili.

Poi c’è la moto. Un simbolo che attraversa tutta la sua storia. Una passione che sembrava destinata a interrompersi con la malattia e che invece è diventata il motore della rinascita. Tornare in sella significava sfidare i limiti imposti dalla paura e riconquistare un pezzo della propria libertà.

Anche il libro nasce così: tra fatica, lacrime e ostinazione. Le prime pagine furono scritte quando persino utilizzare una tastiera rappresentava una difficoltà. Doveva essere un racconto privato, destinato a pochi amici. È diventato invece uno strumento di incontro e condivisione che oggi porta Loriso in librerie, associazioni, scuole e convegni in tutta Italia.

Durante il dialogo è emerso uno dei temi più profondi dell’opera: il rapporto tra forza e debolezza. Due parole che comunemente vengono percepite come opposte, ma che nella sua esperienza finiscono per coincidere.

«La debolezza è diventata la mia forza», ha raccontato.

È questa, forse, la chiave di lettura dell’intero libro. La capacità di scoprire che anche le ferite possono insegnare qualcosa. Che la vulnerabilità non è necessariamente una sconfitta. Che perfino il dolore, se attraversato e compreso, può trasformarsi in uno strumento di crescita.

Oggi Ivan Loriso guarda avanti. Lo fa attraverso nuovi progetti sociali, collaborazioni associative e iniziative rivolte soprattutto ai giovani. Tra queste c’è Human Frequency, un progetto che utilizzerà la musica per sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della disabilità e dell’inclusione.

Una missione che nasce dalla stessa convinzione che attraversa ogni pagina del suo libro: la speranza non è un dono da attendere, ma una conquista quotidiana.

Forse è proprio per questo che le sue parole arrivano dritte al cuore. Perché non cercano l’effetto, non inseguono la retorica dell’eroe. Raccontano semplicemente la verità di un uomo che continua a camminare nonostante le difficoltà.

E in un tempo che spesso premia l’apparenza, la sua scelta di mostrarsi con tutte le sue fragilità assume il valore di un gesto rivoluzionario.

La lezione che lascia ai lettori è semplice e potente: la forza non consiste nell’essere invincibili. Consiste nel trovare il coraggio di ricominciare, ogni volta che la vita ci costringe a fermarci.

 

Salvatore Cuccia

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