• Gio. Gen 22nd, 2026

RA NEWS

la prima web-tv di Cerignola

È morto Emilio Fede, lutto nel giornalismo italiano

DiRedazione

Set 2, 2025

L’ex direttore del TG4, Emilio Fede, si è spento oggi 2 settembre 2025 alla Residenza San Felice di Segrate: aveva 94 anni. A dare la notizia sono stati i familiari, a confermarla la figlia Sveva.

Nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 24 giugno 1931, Fede si impose come volto familiare della televisione italiana dopo un lungo apprendistato nel giornalismo scritto e radio-televisivo. Entrato in Rai alla fine degli anni Cinquanta, fu inviato speciale in Africa per circa otto anni, firmando reportage dalla decolonizzazione e da oltre quaranta Paesi: esperienza che gli procurò la reputazione di cronista d’azione prima ancora che di conduttore.

Negli anni Settanta e all’inizio degli Ottanta divenne uno dei volti del TG1: condusse le edizioni più seguite e, nel 1981, assunse la direzione della testata. Sotto la sua guida il TG1 fu al centro di una delle pagine più discusse della tv italiana: la lunga diretta sul caso Vermicino — il tentativo disperato e seguito dall’intero Paese di salvare il piccolo Alfredino Rampi — che trasformò la copertura televisiva in cronaca in presa diretta e contribuì a definire la cosiddetta «tv del dolore».

Dalla Rai al gruppo di Berlusconi: negli anni Ottanta e Novanta il suo passaggio al mondo privato fu definitivo. Fu tra i protagonisti della nascita del telegiornale privato (il TgA), direttore di Studio Aperto e – dal 1992 al 2012 – anima e volto del TG4, che diresse e spesso condusse con uno stile personale, immediatamente riconoscibile e per molti polarizzante. Fu in quegli anni che Fede divenne simbolo del giornalismo televisivo schierato, amato da molti spettatori e criticato da altrettanti osservatori per l’eccessiva vicinanza a posizioni politiche e ai vertici editoriali.

La carriera di Fede è però segnata anche dalle vicende giudiziarie che ne hanno offuscato l’immagine pubblica. Fu fra gli imputati e poi fra i condannati nel filone noto come “Ruby bis”: la Corte d’Appello di Milano aveva emesso sentenze severe, confermate poi in via definitiva dalla Cassazione nell’aprile 2019 (pena per Fede fissata in 4 anni e 7 mesi), decisione che segnò una cesura nella sua parabola pubblica.

Parallelamente, un altro capitolo giudiziario lo vide coinvolto in un procedimento per concorso in bancarotta relativo al fallimento di società legate a personaggi dello spettacolo: dopo una condanna in primo grado nel 2017, la Corte d’Appello di Milano ribaltò il verdetto nel 2018, assolvendo Fede dall’accusa di bancarotta fraudolenta. Quelle vicende giudiziarie — complesse, stratificate e spesso dibattute sul piano mediatico — hanno accompagnato gli ultimi anni della sua vita pubblica.

Oltre alla televisione, Emilio Fede ha lasciato una produzione editoriale (saggi, ricordi e pamphlet) e una serie di apparizioni eterogenee nel campo dell’intrattenimento e dell’informazione. Figura controversa, generò reazioni diverse alla notizia della scomparsa: esponenti politici e colleghi hanno ricordato «un protagonista della tv e del costume italiano», riconoscendone capacità di comunicatore e mestiere di cronista, pur richiamando le ombre che hanno segnato la sua carriera.

I funerali sono stati comunicati dalla famiglia: si terranno a Milano 2, nella parrocchia Dio Padre, nei prossimi giorni.

Emilio Fede lascia un segno netto nella storia della televisione italiana: fu artefice e interprete di un modello di giornalismo che ha trasformato il rapporto tra schermo e pubblico, e che, proprio per questo, sarà ancora a lungo oggetto di dibattito: tra chi lo ricorderà come un direttore capace di fare audience e chi lo confesserà come emblema di un’informazione meno neutrale. In entrambi i casi, la sua è una pagina che merita di essere studiata per comprendere come la tv italiana sia diventata ciò che è oggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *