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Rapina a Capodanno: presi i professionisti del colpo da 140mila euro

DiRosaria Albanese

Ago 30, 2025

Una rapina che sembrava uscita da un film, un colpo da 140.000 euro messo a segno la mattina di Capodanno, e 4 rapinatori svaniti nel nulla. Oggi, a distanza di mesi, i Carabinieri danno un volto e un nome a due di loro, smascherando una vera e propria banda di professionisti del crimine. Vi raccontiamo la storia di una rapina spettacolare e di un’indagine meticolosa.

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Il colpo di Capodanno e la svolta delle indagini

Erano le 8 del mattino del 31 dicembre 2024. All’Ufficio Postale di Prati di Vezzano Ligure, il clima di festa è stato spazzato via in un istante. Quattro persone a volto coperto, con ruoli ben definiti, attendono la direttrice. L’aggrediscono, la sequestrano sotto la minaccia di una pistola e la costringono ad aprire la porta posteriore dell’ufficio. Pochi minuti dopo, immobilizzano anche una dipendente appena arrivata, per poi attendere, con pazienza, che la cassaforte interna e il bancomat si sblocchino automaticamente. Il bottino? Circa 140.000 euro. Poi la fuga, a piedi, non prima di aver minacciato le due donne di non chiamare subito i soccorsi.

La caccia all’uomo: dall’Appennino alla Puglia

L’allarme scatta alle 8:30, ma per i rapinatori sembra ormai troppo tardi. Tuttavia, la tenacia degli investigatori è stata più forte della loro abilità.

L’indagine dei Carabinieri di Sarzana e La Spezia parte subito con un’analisi certosina dei sistemi di videosorveglianza, non solo a Vezzano Ligure ma anche nei comuni vicini. Questo lavoro certosino rivela un dettaglio cruciale: giorni prima della rapina, due auto erano state rubate nei dintorni di Vezzano. Saranno proprio quelle le vetture usate dai rapinatori per fuggire subito dopo il colpo dalla provincia spezzina.

L’indagine si estende, con intercettazioni telefoniche e ambientali, e porta a identificare due soggetti, un 53enne e un 49enne, entrambi originari di Brindisi. Non solo: emerge che il 53enne è un vero e proprio “professionista” con gravi responsabilità anche in altri furti compiuti nel centro Italia, tra le province di Teramo, Bologna e Ravenna, nei mesi di aprile e maggio 2025.

Un manuale del crimine: il “jammer” e le auto col doppio fondo

I Carabinieri rivelano una tecnica criminale di un’astuzia impressionante. Questi uomini non agivano d’impulso, ma pianificavano ogni dettaglio con una precisione quasi scientifica.

Per i furti su auto e in abitazione, la banda usava un “jammer”, un disturbatore di frequenze che impediva la chiusura delle portiere. La tecnica prevedeva poi il furto delle chiavi dell’abitazione, l’esecuzione del colpo e, per non destare sospetti, il riposizionamento del mazzo di chiavi all’interno del veicolo. Per alloggiare in giro per l’Italia, si servivano di un documento falso per registrarsi negli alberghi sotto falso nome. E per trasportare la refurtiva venivano usati due veicoli “puliti”, dotati di un ingegnoso doppio fondo.

La conclusione: l’arresto e il destino dei criminali

Il cerchio si chiude il 26 agosto 2025, quando i due uomini vengono arrestati nella città pugliese.

Durante le perquisizioni domiciliari sono stati sequestrati gli “attrezzi del mestiere”: arnesi da scasso, un disturbatore di frequenze, un orologio Rolex di dubbia provenienza e, ovviamente, le due auto con doppio fondo. Ora i due brindisini si trovano nel carcere della loro città, a disposizione dell’autorità giudiziaria della Spezia. Le indagini proseguono per risalire agli altri due complici, ancora a piede libero.

Una storia di giustizia, che dimostra come anche il colpo in apparenza più riuscito non possa sfuggire a un’indagine rigorosa e professionale.

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