CERIGNOLA – Una passeggiata, uno sguardo attento e un dettaglio che diventa riflessione. È da qui che nasce “Pillole di storia” di Antonio Daddario, un contributo che accende i riflettori sulle Fosse Granarie di Cerignola, tra suggestione primaverile e interrogativi sulla tutela del patrimonio.
Il fascino della primavera: fiori sì
Il racconto prende forma lungo il Piano San Rocco, l’ampia area che ospita uno dei complessi granari più importanti del Mezzogiorno. Qui la primavera si manifesta con forza: colori vivi, boccioli che esplodono e una natura che si riappropria degli spazi.
Le rose di maggio e le infiorescenze stagionali disegnano un paesaggio quasi poetico, capace di catturare l’attenzione di chi attraversa la zona. Un colpo d’occhio che incanta, almeno in apparenza.
Quando la natura nasconde la storia: fiori no
Ma è proprio quella stessa vegetazione a sollevare una criticità. Le infiorescenze, infatti, in alcuni punti coprono completamente le fosse granarie, rendendo difficile – se non impossibile – cogliere la struttura del sito storico.
Un dettaglio tutt’altro che secondario. Il terreno che ricopre ogni fossa e il cordolo in pietra che lo delimita sono parte integrante del manufatto. Quando questi elementi scompaiono sotto la vegetazione, si perde anche la percezione del bene culturale.
Un ostacolo per turisti, studenti e memoria collettiva
La riflessione si fa più profonda: ciò che appare come semplice crescita naturale diventa un limite concreto alla fruizione.
Il turista curioso fatica a comprendere cosa stia osservando, i giovani rischiano di non riconoscere un luogo identitario legato al lavoro delle generazioni passate, gli studenti trovano un ostacolo nell’approccio alla storia locale. Anche gli eredi di quella memoria materiale vedono compromesso il contatto diretto con il monumento.
Una vegetazione “estranea”?
L’autore solleva anche un interrogativo di natura scientifica: la tipologia di infiorescenza non sembrerebbe tipica della zona. Un aspetto che meriterebbe un approfondimento da parte di esperti, come botanici e studiosi del territorio.
Dal punto di vista storico, inoltre, una vegetazione così invasiva sarebbe stata incompatibile con l’attività degli “sfossatori”, impegnati nelle operazioni di carico e svuotamento delle fosse, e con l’utilizzo degli animali da tiro impiegati per il trasporto.
Un sito tutelato ma da valorizzare
Le Fosse Granarie di Cerignola sono sottoposte a vincolo tutelativo dal 5 luglio 1982, riconoscimento che ne certifica il valore storico e culturale. Eppure, il tema della manutenzione e della valorizzazione resta centrale.
Il contributo di Daddario si trasforma così in una sollecitazione civile, oltre che narrativa.
“RiscopriAmo e AdottiAmo le Fosse Granarie”
Il messaggio finale è chiaro e diretto: le fosse granarie non sono solo un’eredità del passato, ma un patrimonio vivo che necessita di cura, attenzione e partecipazione collettiva.
Un invito che suona come una chiamata all’azione per istituzioni, cittadini e associazioni: riscoprire, adottare e restituire piena visibilità a uno dei simboli più identitari di Cerignola.
