A Stornara c’è stata una scuola che ha provato a fare qualcosa di sempre più raro: strappare i ragazzi alla rassegnazione. E lo ha fatto con la musica, con l’arte, con la cultura. In un territorio segnato da difficoltà economiche, microcriminalità e disagio giovanile, l’Istituto Comprensivo IC Giovanni Paolo I ha scelto di non restare fermo.
Lunedì 25 maggio, alle 19, Piazza della Repubblica ha ospitato “Note di futuro”, la prima rassegna musicale organizzata dal coro e dall’orchestra della scuola. Un evento che è stato insieme festa, riconoscimento e messaggio sociale.
I ragazzi dell’indirizzo musicale arrivavano da due anni importanti: premiati al concorso “Umberto Giordano” per le performance corali e d’ensemble, avevano portato sul palco anche alcuni brani del progetto “Sanzarìa”, con cui avrebbero partecipato a “Suoni del Sud” il 3 giugno a Ostuni.
Dietro il concerto, però, c’è stato molto di più. C’è stata una scuola che ha vissuto ogni giorno una realtà complicata: povertà educativa, alto tasso di immigrazione, furti continui, assenza di presìdi forti sul territorio. La dirigente scolastica Matilde Iaccarino ha parlato apertamente di una “scuola di comunità”, capace di creare reti con associazioni, famiglie, imprenditori locali e amministrazione comunale.
Ed è stato lì che il discorso aveva cambiato tono. Perché mentre spesso si parlava dei giovani solo quando sbagliavano, a Stornara qualcuno aveva provato ancora a investire su di loro prima che fosse troppo tardi.
L’istituto negli anni aveva avviato laboratori artistici, progetti di lettura, attività con street artist e iniziative sociali. La biblioteca dedicata a Binca e Hristo, i due bambini morti nel rogo del campo rom, era rimasta uno dei simboli più forti di quella idea di scuola: un luogo che non dimenticava e che provava a trasformare il dolore in coscienza collettiva.
Per il sindaco Roberto Nigro, iniziative come “Note di futuro” hanno mostrato il volto migliore del paese. Anche l’assessora Adriana Lafaenza ha ribadito quanto sia importante offrire ai ragazzi alternative sane alla strada.
E allora quel concerto è diventato qualcosa di più di una semplice esibizione scolastica. Era diventato un segnale. Un modo per dire che Stornara non era soltanto cronaca nera, degrado o rabbia sociale. Era anche una comunità che tentava di rialzarsi, nota dopo nota.
Perché a volte la cultura non salva il mondo intero. Ma può salvare qualcuno. E già questo basta a renderla necessaria.
